CARLO – CROCE AZZURRA

Carlo

Ex elettricista ieri, soccorritore in pensione da oggi, quest’uomo è anche molto di più.

 

È una di quelle persone da conoscere quando si vuole riflettere sulla vita. Perché?

La sua lunga esperienza in Croce Azzurra è solo il risultato di un percorso molto più articolato iniziato prima del 2000.

Tutto comincia con un corso alla Croce Rossa di Valsolda che tuttavia non riesce a terminare per motivi di lavoro; eppure c’era qualcosa in lui che ha finito con spingerlo comunque – anni dopo – ad entrare prima nel Soccorso Alpino e poi decidere che fosse ormai giunto il momento di indossare quella divisa arancione che tanto lo aspettava.

“In Croce Azzurra ho trovato qualcosa che va oltre il normale volontariato: ho riscoperto vecchi amici e trovatone di nuovi. Per me è stato così naturale dal finire con il considerarlo un secondo lavoro. Per un paio di anni lo è anche stato, un lavoro, e ad oggi posso dire con assoluta certezza che è stata l’esperienza migliore della mia vita.”

Un’esperienza lunga più di un decennio, che lo ha visto protagonista non solo come soccorritore su ambulanze ma anche su automedica.

“I due, tre anni di automedica penso siano stati i più formativi e piacevoli di tutta la mia vita come volontario in Croce Azzurra. Non c’è stato un solo medico con il quale non mi sia trovato bene o che non mi abbia fatto sentire a mio agio. Per ognuno di loro, eravamo un unico team: nessuna differenza, nessun grado. L’unica regola: massima confidenza, a tal punto da chiamarci solamente per nome.”

Ciò che lo ha spinto a diventare un volontario è stato questo costante desiderio di aiutare gli altri, di apprendere, di migliorarsi dentro e fuori l’ambiente di Croce Azzurra.

La Croce Azzurra di ieri così come quella di oggi.

Ebbene sì, perché sentirlo parlare permette di mettere a confronto il soccorso di una volta con quello attuale e parole come “defibrillatore”, che oggi a noi sembrano più che consolidate, lui le ha viste nascere.

“Ricordo di aver fatto l’esame del DAE qualche anno dopo essere entrato in Croce Azzurra, era una domenica. Come faccio ad esserne così certo? Perché due giorni dopo, martedì mattina alle 8.00, lo usai per la prima volta non su un manichino ma su una persona vera in arresto cardiaco.”

Ora che la sua esperienza in ambulanza è giunta al termine, un po’ di comprensibile malinconia riveste la sua voce, ma se gli si chiede quale sia il ricordo che per primo gli torna in mente, incredibile a dirsi, esso risulta essere il peggiore ed anche il migliore della sua “carriera”.

“Essere un volontario di Croce Azzurra ha davvero tantissimi aspetti positivi, io ho molti bei ricordi. Ce n’è uno che non potrò mai dimenticare: il mio collega di una vita, soccorritore del mio team da 10 anni, ebbe un arresto cardiaco per il quale dovetti usare il defibrillatore proprio su di lui. Mi trovai costretto a reagire, sebbene fossi terrorizzato, ma questo è diventato il mio miglior ricordo perché incredibilmente riuscimmo a salvarlo, e lui è ancora qui.”

Proprio lui che sta per concludere questo suo viaggio, ci tiene a lasciare il testimone ai giovani.

Carlo è una di quelle persone che si è sempre prestata a consigliare, aiutare e spronare i ragazzi che decidono di dedicare un po’ del loro tempo al volontariato.

È anche per questo che consiglia a tutti di fare il corso: “Anche per un bagaglio personale. È importante apprendere non solo per gli altri ma anche per noi stessi. Coloro che per esempio pensano di avere fobie o paure, molto spesso l’esperienza da soccorritore fa rendere conto che certe cose sono superabili, ci si mette in gioco.”

È quindi a persone come Carlo, il quale ha visto veramente tutte le sfaccettature del soccorso dal passato al presente e ha vissuto diverse epoche di uno stesso mondo al quale non è così facile dire addio, che va il nostro più grande e affettuoso grazie per aver contribuito al benessere di tante persone, per aver fatto lui stesso un po’ di storia nel campo del soccorso e soprattutto per aver dimostrato che forse non siamo noi a scegliere il volontariato, ma è il volontariato che finisce con il trovare noi.

E come dice lui: “È meglio rischiare e fare errori, perché chi non commette errori è colui che in realtà non ha mai osato.”

Carlo è la Croce Azzurra.