DOVE FINISCE LA NOTTE DI UN SOCCORRITORE

DOVE FINISCE LA NOTTE DI UN SOCCORRITORE

La notte di un soccorritore non ha orari normali.

Inizia all’alba di un corso di primo soccorso, incontra il suo mezzogiorno nell’esame di Certificazione 118 e procede nel crepuscolo del team che sceglie come famiglia, come spalla, per trovare il coraggio di andare ad aiutare qualcuno in difficoltà.

Ma dove finisce questa notte?

La sua notte finisce in molteplici posti, e in molteplici modi, ma forse mai veramente.
Un po’ come la vita di tutti i giorni, un po’ come il tempo che fino ad un attimo prima potevi contare minuto per minuto, secondo per secondo, e invece di colpo ti inganna e ti intrappola in ore, giorni…anni.
La notte di un soccorritore è più o meno così.
Viene scandita –  più che da istanti – da check-list in ambulanza, da qualche risata mentre si cucina la cena, da una campana che suona esattamente quando la pasta viene buttata nell’acqua bollente o il sonno si è appena trasformato in un sogno.
Questa notte è un susseguirsi – non di tempo – ma di persone.

La notte di un soccorritore – difatti – finisce proprio dove iniziano le persone.

Persone con una divisa, persone su un’ambulanza che sfreccia a sirene spiegate in mezzo al traffico, persone dentro automobili costrette ad aprirsi come un’onda quando si scaglia contro la roccia, per poi richiudersi dietro di essa.
E ancora persone che dalle loro abitazioni sentono soltanto un rapido suono rimbombante, che sfreccia veloce e sparisce in lontananza quanto un loro pensiero.
“Chissà che è successo…”
“Da che parte va?”
“Ora chiamo Giulio che è ancora in giro. Queste sirene non mi piacciono….”
E così via.
Ma quando quella sirena si spegne, il fulcro diventa solo uno: persone che hanno bisogno di aiuto.
E senza ipocrisia, la notte di un soccorritore è anche confessione.
Perché nascosto dietro ad una piccola finestrella, c’è dell’altro: l’accrescimento del proprio ego, il giudizio negativo, ben celato dietro a un dovuto rispetto, nei confronti di chi poi tutto quel bisogno di soccorso non lo aveva, e ancora la paura, il realizzare che non si è né Dio né un medico e le cose brutte accadono, le lacrime vengono versate, le perdite contate.
La notte di un soccorritore è intesa, è diventare un tutt’uno: persone diverse che agiscono come una sola entità, che insieme si prendono cura – sia fisicamente sia, molto più spesso, mentalmente – di qualcun altro, senza nemmeno dover parlare.
E così, la notte di un soccorritore è anche sorrisi, esortazioni, parole di conforto, battute ironiche, nuove e vecchie conoscenze… finché egli non tocca il letto e la campana lo ristrappa dall’assopimento nel quale era appena scivolato, con il cuore che batte forte per quell’interruzione inaspettata, e il giro ricomincia.
La notte di un soccorritore è testimonianza, vite di persone diverse che per brevi istanti si intrecciano e si marcano l’un l’altra.
La notte di un soccorritore finisce dove nuove storie mai rivelate iniziano.

Scritto dalla nostra volontaria Lisa

Tratto dall’articolo al link ( https://www.newsly.it/dove-finisce-la-notte-di-un-soccorritore/ )